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21 gennaio 2015

PRINCIPI DELLA DIFESA INTEGRATA

Abbiamo sentito la necessità di raccogliere per una più immediata consultazione i principi, che trovate  nel bollettino delle colture erbacee, della raccolta intitolata:

Per richieste di chiarimento in tempi stretti si può scrivere a (bollettino.erbacee@venetoagricoltura.org).

1)    prima di prendere decisioni sugli interventi di difesa delle colture i parassiti potenzialmente in grado di provocare danno apprezzabile alle colture devono essere monitorati con metodi e strumenti adeguati ivi inclusa l’osservazione diretta in campo delle colture stesse nonchè le valutazioni sui parassiti dovranno includere campionamenti, modelli previsionali scientificamente validati.

Pertanto i trattamenti preventivi (cautelativi, profilattici, a calendario) eseguiti a prescindere da specifiche valutazioni/indagini a seconda dell’effettivo livello delle popolazioni dei parassiti, della presenza di fattori di rischio, delle specifiche condizioni, ecc non rispettano la normativa.



2)    Una volta valutato il livello delle popolazioni dei parassiti potenzialmente in grado di provocare danno apprezzabile alle colture le colture possono essere trattate solo se, dove e quando si è accertato il
superamento di “soglie di danno“; queste possono essere divise in prima istanza in: a) soglie di ”indifferenza”: al di sotto del loro livello non vi è riduzione di produzione in quantità/valore; b) soglie di danno economico, ovvero il livello del parassita al di sopra del quale vi è una riduzione di produzione in quantità/valore superiore al costo del trattamento di controllo efficace; pertanto:

•    se il livello del parassita è inferiore alla soglia economica, e a maggior ragione di indifferenza, non si devono effettuare trattamenti;
•    se il livello del parassita è superiore alla soglia, deve essere fatta una valutazione delle soluzioni disponibili per il controllo del parassita secondo una precisa scala di priorità; la prima valutazione da fare è: ci sono soluzioni agronomiche valide per controllare il parassita sostitutive dei trattamenti? La prima soluzione agronomica da considerare è l’avvicendamento colturale (rotazione): un appropriato avvicendamento colturale può controllare efficacemente il parassita considerato?

  1. Una volta valutato il livello delle popolazioni dei parassiti potenzialmente in grado di provocare danno apprezzabile alle colture ed escluse da trattamenti le aree ove livello degli organismi nocivi è inferiore alla soglia di danno, ove il livello del parassita è superiore alla soglia e non sono disponibili soluzioni agronomiche valide per controllare gli organismi nocivi si deve valutare se sono disponibili metodi di controllo biologici o mezzi fisici o altri metodi non chimici in grado di fornire un adeguato controllo degli organismi nocivi.

    In generale il ricorso a soluzioni che non prevedano il ricorso a fitofarmaci di sintesi è considerato prioritario e quindi la valutazione della possibilità di ricorrere a soluzioni efficaci, sostenibili tecnicamente ed economicamente, “non chimiche” è la prima fase del processo decisionale, una volta accertata la presenza di organismi nocivi sopra la soglia di danno
4) Una volta valutato il livello delle popolazioni dei parassiti potenzialmente in grado di provocare danno apprezzabile alle colture ed escluse dai trattamenti le aree ove livello degli organismi nocivi è inferiore alla soglia di danno, qualora nonsiano disponibili soluzioni agronomiche valide e non siano disponibili neppure efficaci metodi biologici, né mezzi fisici, né altri metodi non chimici, i fitofarmaci da utilizzare devono essere quelli per quanto più possibile selettivi rispetto agli organismi da combattere e che abbiano effetti minimi sulla salute umana, gli organismi non bersaglio e l’ambiente. Essi inoltre dovranno essere utilizzati secondo modalità che riducano il rischio dell’instaurarsi di resistenze.
Il ricorso a fitofarmaci di sintesi è l’ultima opzione dopo la valutazione di tutte le opzioni “non” chimiche. Viene evidenziato come la scelta dei fitofarmaci debba considerare le loro caratteristiche per tutti gli aspetti e in particolare per quanto concerne effetti sulla salute umana, sull’ambiente e sugli organismi utili, fondamentali anche per mantenere adeguati equilibri nelle colture. Gli effetti collaterali dei fitofarmaci (dall’eventuale induzione di fitofagi secondari con potenziali effetti depressivi della produzione e/o incremento di costi per trattamenti aggiuntivi, alle interferenze sugli organismi che offrono servizi ecosistemici – come i pronubi), per quanto spesso di difficile quantificazione, rappresentano un costo aggiuntivo che alza il livello della soglia di danno economico. In ogni caso l’uso deve seguire modalità tali da ridurre il rischio di resistenze basandosi su quanto eventualmente riportato in etichetta (da leggere e seguire sempre con estrema attenzione, anche in quanto documento di riferimento per tutti gli aspetti amministrativi/legali) e sui principi generali e specifici (si veda ad es. il sito GIRE).

5) In 4 puntate sono stati descritti i principi della Difesa Integrata (DI) che sono alla base del processo che porta alla decisione su se, ed eventualmente come, intervenire con i trattamenti per controllare una o più avversità delle colture. A “monte”, tuttavia, è possibile creare le condizioni che riducono sensibilmente il rischio di danno apprezzabile alle colture attraverso scelte agronomiche (avvicendamento, posizionamento colture, fertilizzazione, … ).
A seconda delle condizioni, si possono progettare in dettaglio e nel medio-lungo periodo avvicendamenti e tecniche colturali in grado di ridurre drasticamente la probabilità che il processo decisionale della DI porti a individuare la necessità di un trattamento. In generale sono soluzioni agronomiche quelle che riescono ad evitare il danno e/o la presenza di popolazioni di parassiti sopra la soglia attraverso scelte/alterazioni utili delle strategie/tecniche colturali nella loro accezione più ampia. Vi sono diverse possibilità di intervento a seconda della coltura, del tipo di parassita e dell’ambiente pedo-climatico in cui si opera. La combinazione di scelte agronomiche che consentano un equilibrato sviluppo della coltura compatibile con le condizioni ambientali è presupposto in ogni caso per una minore richiesta di interventi fitosanitari. Rientrano pertanto tra
le soluzioni agronomiche:
 I) la strategia complessiva di coltivazione a partire dal tipo/numero di colture scelte e la loro collocazione (sequenza) nell’avvicendamento; II)
 le scelte sui materiali
(varietà, ibridi più o meno resistenti alle malattie per mezzo del miglioramento genetico) da utilizzare, III)
le scelte sulla tecnica colturale:
 dal tipo e accuratezza della sistemazione idraulico agraria, all’epoca di semina - più o meno ritardata - e sua densità, alla fertilizzazione (quantità ed epoche di intervento, modalità come la localizzazione alla semina per una pronta partenza della coltura), al tipo/epoca/frequenza di lavorazione (ad esempio eseguire la sarchiatura può sostituire un diserbo chimico), alle modalità e intensità dell’irrigazione e diverse altre.

Una scelta agronomica può quindi essere parte della DI sia in quanto strutturale nel sistema produttivo dell’azienda (Produzione Integrata) per ridurre preventivamente il rischio di danno, sia perché applicato per evitare/ridurre il danno dopo l’accertamento del superamento della soglia.

PRINCIPI DELLA DIFESA INTEGRATA 



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